Cristiani in Israele – Prima parte

21

FEBBRAIO 2017

Francesco Riccardi

Essere Cristiani nella terra del signore

La presenza dei cristiani in Terra Santa è qualcosa che siamo abituati a considerare ovvio.
Da qualche tempo stiamo prendendo coscienza del fatto che questa presenza è impegnativa, frutto di una volontà strenua se non , addirittura, eroica.
Può essere un contributo fraterno ai loro sforzi quello di cercare di sapere qualcosa di più su di loro. Che origini hanno? Quanti in realtà sono? A quale universo culturale fanno riferimento? Sono integrati?

Non mi illudevo, quando ho iniziato a pormi queste domande, di trovarmi di fronte ad un panorama semplice; i millenni non passano senza effetti sulla complessità della realtà umana. Anche alcune idee che, a prima vista, appaiono chiare, quasi familiari vorrei dire, osservate più da vicino lo sono meno.
Quando si danno delle statistiche sulla percentuale di cristiani, ebrei, musulmani , drusi ed altre appartenenze si dà per scontato che tutti siamo d’accordo su che cosa significhi essere ebreo o cristiano ad esempio.

Celebrazione del venerdì Santo a Gerusalemme.

(April 21, 2011 – Source: Uriel Sinai/Getty Images Europe)

Eppure esistono persone in Israele che considerano se stesse appartenenti alla comunità ebraica e che invece da altri ebrei sono considerate cristiane o, quantomeno, non ebree.
Più avanti farò un cenno a questa peculiare situazione nell’interrogarmi circa quale sia lo specifico ebraico o cristiano.

Cerchiamo di individuare qualche punto fermo per orientarci.

Dominus Flevit cross overlooking the Dome of Rock.

Photo by: orcaman , Creative Commons

Prendendo in considerazione i territori ricompresi nello Stato di Israele e nello Stato Palestinese possiamo dire che su circa 11 milioni di persone i cristiani sono più o meno duecentomila , vale a dire una percentuale che si attesta poco sotto il 2%1.

Per ricevere l’impressione di che cosa effettivamente significhi una percentuale del genere dal punto di vista storico basta pensare che all’inizio del XIX secolo in questi stessi territori, allora amministrati dall’Impero Ottomano, i cristiani erano circa il 10% e che in epoca bizantina, diciamo tra il Concilio di Calcedonia (anno 451) e l’invasione musulmana (anno 638), la popolazione era molto probabilmente più o meno tutta cristiana.

Se il numero purtroppo è esiguo la varietà mostra tutta la ricchezza della storia cristiana.

Le Chiese in comunione con Roma, Chiese Cattoliche di Rito Orientale, sono sette oltre al Patriarcato Latino, alle volte rappresentate da poche centinaia o addirittura poche decine di fedeli: Melchiti, Maroniti, Cattolici Siriaci, Cattolici Armeni, Caldei ,Cattolici Copti e Cattolici Etiopi.

Anche con riferimento alle altre Chiese della Terra Santa si riscontra una simile varietà di espressioni dell’unica fede; abbiamo il Patriarcato Ortodosso, la Comunione Anglicana e delle Chiese Protestanti, la Chiesa Apostolica Armena, la Chiesa Assira, le Chiese Siriaca , Etiope e Copta ( che vanno distinte da quelle in comunione con Roma precedentemente citate)2.

Vorrei concentrarmi, in questo contributo, sui cristiani cittadini dello Stato di Israele anche per interrogarmi circa i rapporti che essi intrattengono con i fratelli di altre confessioni religiose nonché con i correligionari cittadini dello Stato palestinese.

Il panorama religioso dello Stato di Israele è piuttosto complesso. Il Pew Research Center di Washington D.C. dedica a questo tema un articolo , facilmente reperibile online3 , che credo tenga conto di varie fonti di informazione qualificate come i dati ufficiali dello stato o i sondaggi di istituti di ricerca del calibro di Gallup.

Secondo questo articolo gli israeliani in grande maggioranza si definiscono ebrei , 81% , per il 14% si dicono musulmani, per il 2% drusi, per il 2 % cristiani e per l’1% di diversa o nessuna appartenenza4.

  1. Preciso subito che prendendo in considerazione diverse fonti ed anche tentando di incrociare cifre assolute e percentuali ho avuto l’impressione di osservare delle incongruenze, non sostanziali in realtà. In considerazione di questo fatto e , comunque, per correttezza, non mancherò di citare le mie fonti.
  2. AA.VV., Sulle orme di Gesù-Guida ai Santuari di Terra Santa, Ed. Terra Santa, Bari-Milano, 2014, 16-22.
  3. http://www.pewforum.org/2016/03/08/israels-religiously-divided-society/
  4. Può stupire l’esiguità del dato collegabile con l’assenza di appartenenza religiosa. Occorre peraltro ricordare che il definirsi “ebrei” può anche significare condividere un retaggio di valori senza necessariamente condividere l’osservanza religiosa.